NONNA ANGELA MARIA

di  Maria Gasparrini

24.03.2009

Nonna Angela Maria, la mamma di mia madre, sei bella più della Madonna con manto celeste. Hai gli occhi vispi come se volessero dire qualcosa. Sei la più bella di tutto il mondo. Non riesci più a parlare, ma hai un cuore grande come una capanna. Sei stata molto brava. Non tutte le nonne sono buone.

Nella tua vita hai sofferto molto e ad una certa età ti sei rassegnata. I tuoi figli non sono stati tutti bravi come anche le dita della mano sono tutte uguali. Tutti abbiamo la morte sulle spalle e non si sa la nostra fine quale sarà. Chi muore d’infarto e chi di altre malattie. Ricordo che ti portavo i cavatelli. A Roma li chiamavano gnocchi ed erano fatti con le patate. Erano duri e dovevano essere migliori. Ma io ero piccola, appena uscita dal collegio del nostro paese Castelgrande in provincia di Potenza.

Avevo 14 anni e mezzo e con mamma qualche volta ti venivo a trovare e lei mi strillava. Tu mi guardavi con uno sguardo tenero e severo allo stesso tempo ed io non sapevo cosa dirti. Bisognerebbe nascere con l’esperienza così avrei saputo cosa dovevo dirti e avrei potuto parlare con te. Tornavo in collegio dalla passeggiata insieme ad alcune suore ti ho vista alla fermata dell’autobus ed io da lontano ti guardavo e non ti ho salutata. Tu ti sei lamentata ed hai detto che “si vede che gli anziani non sono tenuti in considerazione”.

Mia madre questo fatto lo ha saputo dalla zia Antonietta che quella volta era andata in campagna. Io qualche volta rimanevo con la nonna e le riscaldavo il formaggio vicino al fuoco, le asciugavo la bocca. Io ero la nipote più grande che ancora stava in Italia. Alcuni erano in Argentina ed altri in Germania. Alcuni erano partiti nel 1946 ed altri nel 1947 per l’Argentina. Eravamo 20 nipotini e 2 sono morti (Antonio e Francesco – due fratellini). Anche se siamo ricchi dobbiamo morire. La morte è uguale per tutti e la cattiveria non serve a nulla.

 

 

articolo pubblicato sul numero 5  di Aprile   2008


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