ROBA CHE SCOTTA
di
Michela Murgia
25.03.2009 Mio nonno non ha mai sopportato il caldo. Conservo di questa sua insofferenza quel tipo di ricordo vivido che si può avere solo a sette anni: nelle notti più afose dell’agosto sardo, quando le lenzuola appiccicose non gli permettevano di prendere sonno nel letto, si alzava furtivo e si andava a sdraiare sul pavimento della cucina a contatto diretto con le mattonelle fresche, talvolta con un lenzuolo addosso, ma più spesso senza. La mattina lo trovavamo a dormire beatamente così, con il cane inerme steso a terra al suo fianco, vittima della stessa disperazione da temperatura.
A me bambina piaceva da impazzire quel giaciglio improvvisato sul pavimento, al contrario di mia nonna, che non ci trovava nulla di divertente; quando lo sorprendeva sul fatto non mancava mai di rimproverarlo severamente, perché - diceva - “dormire per terra non sta bene”. Che stesse bene o meno, nonno stava decisamente peggio sul letto, ma questo aveva poca importanza nella concezione di decenza sociale di mia nonna: non c’era nemmeno da discuterne, dormire per terra con il cane era una cosa “da barboni”. Considerato che nel mio piccolo paese in provincia non è mai esistito nessuno che potesse essere definito barbone per consentirmi di fare il confronto, almeno per qualche anno coltivai l’idea che da qualche parte nel mondo ci fosse un posto – un luogo lontanissimo e speciale – abitato da un popolo fortunato dalla lunga barba che poteva permettersi di dormire per terra quando c’era caldo senza subire i rimproveri indignati di una moglie. Sono passati trent’anni e i miei nonni sono morti entrambi, molto prima di arrivare al punto in cui quando avrebbe fatto troppo caldo avremmo semplicemente acceso il condizionatore. Conoscendo mio nonno credo però che se ne sarebbe fregato dell’aria condizionata, lui che non lo ha mai condizionato nemmeno nonna. Vedere qualcuno sdraiato a terra alla ricerca di un angolo d’ombra me lo ricorda vivo. E d’improvviso non so più perché la chiamano bella stagione, l’estate.
articolo pubblicato sul numero 6 di Luglio 2008
Commenta questo articolo
|
|














