UN FIORE SU UNA SEDIA A ROTELLE
di
Carlos Restelli
24.03.2009
“Ciao, come stai?” - mi saluta una donna su una sedia a rotelle, (dall’ aspetto si vede la lotta per non mostrarsi trascurata, denotando un passato opposto alla sua attuale apparenza e realtà), inizia un dialogo, che mi portò a vivere, ad immergermi, nella realtà di un invalido di strada. (voglio raccontare minimizzando la crudeltà, della situazione, sdrammatizzando).
Al binario uno di fronte all’ help center, che nome… quando ti capita nella vita di arrivare a diventare un senzatetto, e ti trovi, assolutamente vulnerabile, alla voragine, dello sconosciuto, come nei peggiori incubi, solo che qui sei sveglio, in questo posto trovi degli elementi che ti fanno più vivibile l’insopportabile, lì ti danno l’orientamento che ti serve, tipo, dove farti una doccia. Quanto è utile, quando cominci a puzzare tanto che l’odore già non lo senti più, ma vedi che la gente s’allontana da te, e senti disagio ed imbarazzo di avvicinarti agli altri, persone, che non sanno che non ti lavi non perché non vuoi… ma questo non lo capite. Scusate, continuiamo. Inizia un bombardamento di bisogni, da parte sua, mi racconta che gli hanno derubato i documenti, (per un clochard è la vita, immagina per uno in sedie a rotelle, te lo spiego, pensa ad andare spingendo da solo o sola la sedia, per le strade di Roma, con le sue discese, senza freni, con le strade di pietra dove questi mezzi, se non sono dei costosi, non sono attrezzati, impossibile d’arrivare per i tempi di percorso, pensare ai mezzi pubblici, non hai il biglietto, non sono attrezzati, e quelli che esistono a posta, non ascoltano a chi non ha mezzi), che la sua sedia è rotta, una ruota non funzionava, si era bucata, (ma fino a quel momento, non sapevo cosa voleva dire per un invalido, e poi di strada avesse una ruota della sua sedia che non funzionasse bene, non puoi andare in bagno, per dirti il minimo) che era malata e confusa, non poteva esprimere le sue idee per potersi fare aiutare, aveva bisogno di tutto e tutto insieme, così ho pensato partiamo per il primo problema qualè, quello della sedia a rotelle, era agosto, ed in quel mese è tutto chiuso, ma un fatto così semplice di riparare un buco di una ruota, si trasforma in una epopea, immaginiamo, ad un disabile, da solo senza soldi che chiama ai mezzi d’aiuto per disabili del comune e non l’ascoltano, ciò è un secco mi dispiace, ma non abbiamo i mezzi per accompagnarvi, bene, entriamo all’ help center, e lei inizia a esprimere la sua disperazione, e l’operatore ci viene incontro offrendoci la possibilità di ottenere un’ altra sedia o che bello, sembrava, che almeno un problema in meno era risolto, ma quando la abbiamo vista, lei si è resa conto che le ruote era sgonfie, e l’operatore impotente ci dice che è l’unica possibilità che ha, allora incomincia l’operazione sistemare la ruota, che è durata più di quattro ore, abbiamo deciso prima ricambiare la ruota, lo abbiamo fatto, però era sgonfia, c’era con me un ragazzo rumeno ad aiutarci, ha smontato e rimontato la ruota, poi abbiamo cercato di gonfiarla, in 4 benzinai, ma inutile, noi stanchi, di solo camminare, figuriamoci se fossimo costretti ad spingere una sedia senza una ruota, alla fine, dopo essere andati a chiedere aiuto al centro disabili della stazione, senza nessuna risposta positiva, mi sono diretto ad un negozio che vende articoli sportivi, e lì me la hanno gonfiata, accettando gli odori, e la mancanza di mezzi. quando gli lo dicemmo all’operatore, lui rimase contentissimo, e nemmeno lui mai si sarebbe immaginato il difficile che era per lei, anche il più minimo gesto quotidiano della vita. Io credevo di aver aiutato a risolvere un gran problema, ma la realtà è che lei è rimasta con tutto il suo disagio, ancora senza documenti, ricevendo elemosine d’aiuto, che alla fine non servono a molto, tutti a camminare, e lei lì, senza nessuno che la soccorra, e sarebbe così semplice per qualsiasi di voi, portare a una persona a farsi i documenti, e così poter avere diritto a pensione e a una vita più degna, perché guarda caso che senza documenti, non ti danno nessuna retta, per incredibile che sia. Non racconto dettagli tragici, come che deve dormire per strada, piena di paure, per non parlare di cose che potrebbero mettere a disagio a questo fiore, ma immaginatelo.
articolo pubblicato sul numero 1 di Dicembre 2006
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