CARA MODESTA...

di  La Redazione

25.03.2009

Mi chiamo Modesta Valenti. Sono morta il 31 gennaio del 1983. Stavo male e l’ambulanza che avrebbe dovuto soccorrermi non l’ha fatto. Per quattro ore ho sofferto in attesa dell’ultimo respiro. Puzzavo. Certo: dormivo per strada. Di cosa avrei dovuto profumare? Qualcuno si è indignato per la mia morte. Adesso sono una via fittizia per dare la residenza a quelli come me. Perché con la residenza possano accedere ai servizi e iniziare un percorso. Così dicono, ma io queste cose non le so. Ovviamente. Sono morta per l’indifferenza delle persone. E non so nemmeno se sono stata utile come residenza fittizia. Io so che ho bisogno, come te che leggi, di cure, di un tetto, di cibo e di amici. E non so come si ottengano queste cose. Non so se serve un documento o un’autorizzazione. Io so che ne ho bisogno, come ne hai bisogno tu. Penso che dovremmo trovare prima una residenza per i nostri valori, che vagabondano senza dimora per le nostre menti stanche. Io risiedo, adesso, in un posto lontano che non è più affar tuo, ma da qui, ti prego, di occuparti di quelli che sono rimasti!

 

 

Modesta Valenti

 

articolo pubblicato sul numero 9  di Marzo   2009


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