VIAGGIO TRA I BINARI DELLA STAZIONE TERMINI

di  Claudio Fulchiero

25.03.2009

Sono quasi le 17 di un freddo pomeriggio autunnale e le porte del Binario 95 stanno per chiudersi: tutti gli ospiti si stanno preparando a lasciare il centro diurno.

 

Anche io mi accingo ad andare via assieme a Corinne, mia cara amica al centro, dopo aver preso tutti i panini e la pizza avanzati dal pranzo. Da parecchi giorni abbiamo preso l’abitudine di percorrere in lungo e largo ogni centimetro della Stazione Termini in cerca di chi, meno fortunato di noi, non ha nemmeno la certezza di un posto quotidiano. Sono tante le persone che ci chiedono un aiuto alimentare: ci sono giovani, alcolizzati e tossici, persone provenienti da ogni parte del mondo e devo ammettere che tendere loro la mano amica si rivela essere un gesto estremamente gratificante. Spesso non è facile vincere la diffidenza di chi ti trovi di fronte ma fortunatamente mai come in questo caso è valido il detto che “ un sorriso apre tutte le porte”. Ricordo bene una signora di mezza età che non voleva saperne dei miei panini ma che aveva tanta fame. Non sapevo come fare per sbloccarla, aveva paura potessero farle male. Che fare? Alla fine mi son detto “Sorridi Claudio e mangia un pezzo del panino che le offri per dimostrarle che non c’è nessun pericolo”. Ha funzionato e la gioia e la soddisfazione di vederla finalmente divorare il cibo difficilmente potrei esprimerla a parole. Provate a immaginarla. Mi accade ogni tanto di incrociare questa donna durante il giorno in stazione: meraviglioso constatare che mi riconosce, mi sorride e si congeda da me dicendo “ Che Dio ti benedica”. Quanto vale una simile gratificazione? Vi assicuro che non ha prezzo e riempie il cuore per giorni. Altre volte ci imbattiamo in persone alcolizzate che si trovano in un stato alterato di coscienza: con l’aiuto del buon Dio, che vede e provvede, riusciamo a fatica a consegnare i panini scongiurando il pericolo di essere picchiati da coloro che ci vedono, sotto l’effetto dell’alcol, come disturbatori e potenziale pericolo per loro. La Stazione Termini si rivela come microcosmo dove si incrociano molteplici realtà sotto il denominatore comune della sofferenza. In ogni caso vale davvero la pena di provare a regalare un po’ d’amore a quanti soffrono e chiedono aiuto, anche quando modi e atteggiamenti ci indurrebbero a rinunciare.

Ve lo dice un uomo che era molto benestante e ora è povero, una persona che sta lentamente ricostruendo la sua vita. Ammetto con sincerità che se non fossi passato in prima persona dentro realtà di grande sofferenza mai avrei preso iniziative come quella descritta in quest’articolo e proprio per questo invito chi ha la fortuna di vivere una vita serena a provare esperienze come questa che lasciano un segno all’interno del proprio cuore. Provate ne vale davvero la pena.

 

articolo pubblicato sul numero 9  di Marzo   2009


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