Inviati di strada
C'era una volta un clown
di
Emanuele Abruzzo
15.07.2009 Shaker è curioso di conoscere la tua arte di strada.
Come ti chiami e da dove vieni?
Ciao, sono Magid, in arte anche Magik!Vengo dall’Algeria, ma da sedici anni vivo in Italia.
Come riesci a far sorridere?
In tanti momenti sono proprio le persone che mi fanno sorridere, quindi, approfittando
della loro simpatia riesco ad inventare giochi di parole per far divertire il mio pubblico.
Come riesci a fare tante forme con i palloncini?
Il mio maestro, in questo caso, è stato vivere in Italia, per strada. Quando ho iniziato ero depresso, prendevo dei farmaci ma non riuscivo ad andare avanti. Così ho deciso di curarmi da solo, semplicemente vestendomi da clown. E’ stato per caso che poi ho incominciato a fare sculture con i palloncini: un giorno ho conosciuto una ragazza, Loredana, la quale mi ha insegnato a fare due forme diverse, il fiore e il cane. Così, esercitandomi per strada, un giorno è passata una bambina, la quale mi ha chiesto di farle qualcosa. Le ho dato un fiore a cui ho dato un nome. Soddisfatta del suo nuovo passatempo, la bambina mi ha lasciato un’offerta. Così ho pensato di farne un vero e proprio mestiere.
Cosa c’è alla base della tua arte?
Mi ispiro a Fabrizio De Andrè, cercando di cambiare e adattare i titoli delle sue canzoni
alla mia arte. Con i palloncini colorati riesco a creare decine di forme diverse di fiori. Ad esempio riprendendo la “Canzone dell’amore perduto” ho nominato uno dei miei fiori, un po’ per provocazione, “Il fiore dell’amore che cresce”. Mi piace giocare con le parole e vedere la reazione che ha il pubblico.
Riesci a vivere con questo mestiere?
Sì. Vivo io e pure qualcun altro. Ho insegnato l’arte dei palloncini anche ad alcuni amici, che poi sono riusciti a raggiungere, grazie a questo lavoro, grandi soddisfazioni economiche. In poche ore riesco a guadagnare dai 50 ai 100 euro. Spesso vado in giro per l’Italia e per il mondo, soprattutto i mesi estivi, guadagnando un bel po’ do soldi.
Hai mai attraversato momenti difficili?
Sì. Io vengo da una famiglia povera, in Algeria. Quando sono arrivato in Italia ho fatto
il pizzaiolo, ho dormito in macchine, treni, la mia vita era fatta di stenti. Per di più io sono straniero, ed in Italia, è difficile integrarsi con un buon lavoro.
Perché hai deciso di fare questo mestiere?
Il clown è un mestiere che ti rende libero. Lavorare alle dipendenze di altre persone è
difficile: preferisco un lavoro autonomo, in cui sono io a decidere tempi e luoghi. Per di più, questo lavoro mi lascia un bel po’ di tempo per fare altre cose.
Nel caso volessi cambiare mestiere che cosa faresti?
La mia passione è il teatro. Vorrei aprire una scuola di teatro, che sia una vera e propria scuola di vita. Avrei così la possibilità di spiegare ai bambini cos’è la vita, proprio perché ho vissuto per strada.
Ti sei mai sentito “senz’arte né parte”?
Ho combattuto sempre la vita, e dal niente sono riuscito a fare tante cose. Ho vinto e quindi non mi sento così.
Cosa ne pensi delle persone senza fissa dimora?
Anche io ho vissuto per strada. Nelle condizioni di un senza fissa dimora, purtroppo non si riescono a mettere in circolo le capacità, perché non ci sono i mezzi per farlo… ma la speranza è l’ultima a morire.
articolo pubblicato sul numero
10 di
Giugno
2009
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