Editoriale
Antilogia
di
Luigi Solano
11.11.2009 Scrivere non è sempre, come per tanti, puro bisogno o desiderio di raccontare e di raccontarsi.
Scrivere significa anche, lo sanno bene i poeti o chi ha il compito, oserei dire la missione di interpretare il messaggio,l’enigma che si cela dietro il verseggiare dell’autore, dare voce a un’esistenza frustrata, ad esigenze che i più e, spesso, gli stessi compositori non capirebbero e quindi non accetterebbero.
Certo, non tutti abbiamo il privilegio di poter essere considerati scrittori o poeti o comunque creativi, né molti di noi vivono turbamenti edipici, gentofobici etc. che sarebbe se non facile per lo meno naturale riscontrare in un nostro scritto.
È anche vero, a scanso di equivoci, che la scrittura, quando non deve essere considerata pure diletto o divertissment, come accade nelle sceneggiature di tanti varietà televisivi, si fa spesso portavoce di esperienze e di tendenze positive e certamente non il derivato di un travaglio interiore che in essa si esprime e si esteriorizza.
Detto ciò, in questo numero del nostro Shaker daremo come sempre voce alla “poetica” dei nostri autori, ai loro sentimenti, alle loro crisi e necessità, alle loro emozioni, ma questa volta con una selezione di testi che esprimono una più ottimistica visione delle cose e della vita.
Di lì una più lucida e pragmatica visione della cosa scritta, alla quale viene di volta affidato il compito, in modo ludico o con svelata e sorprendente vivida consapevolezza, di svelarsi e di diventare messiatica evasione da una realtà che non li accetta e che loro non riescono a tollerare, da un presente e da un sempre presente passato che può fare tanto male. Davvero.
Buona lettura e soprattutto buona evasione
articolo pubblicato sul numero 11 di Ottobre 2009
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