Storie
Antonio, il Che della Stazione di Roma Termini
di
Alessandro Radicchi
25.04.2010 "Ah… ho capito già che cosa che dobbiamo fa’… io so’ nato nel 1950, un ragazzo di borgata, Sicilia… una vita normale, ho sempre fatto, senza problemi. Sono arrivato all’età di 20 anni, mi ero appena sposato… sono partito: mi hanno chiamato a fare il militare. Sono partito, solo che il militare non mi dava niente di quello che mi doveva dare… Naturamente, ho lasciato mia moglie con mia figlia, che era in stato interessante. Dice: “A noi non ci frega, lei deve partire”. Va bene. So’partito, sono andato a fare il militare. Sono stato a Fiano e ho fatto il CAR avanzato, dopo un mese: “A Bolzano!”. “Bolzano? Non ci sono mai stato…”. Stavo a Bolzano, l’esercito mi dava 158 lire al giorno… E che ci fai con… Manco le sigarette mi ci compravo."
Così iniziava l'intervista "Un Mercenario di Strada" nella rubrica Parliamone del numero 7 di Shaker.
Ora Antonio è stato intervistato da Redattore sociale, ed il suo volto da concretezza alle sue parole. Grazie a Redattore sociale, grazie ad Antonio.

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Introduzione al Video tratto da www.redattoresociale.it
Disertore e mercenario da giovane, senza dimora con seri problemi di alcolismo dopo la fine del suo matrimonio: quella di Antonio, meglio noto come “Che Guevara”, sembra una storia uscita dalla penna di un romanziere. Alla stazione Termini, dove vive da venti anni, è un’istituzione. Tutti sanno chi è e lo cercano in caso di bisogno: gli altri senza dimora, gli operatori sociali, la Polfer. Ora, dopo un percorso di disintossicazione, collabora con l’help center del binario 1. Video girato da Riccardo Micalizio per Redattore Sociale. Intervista a cura di Eleonora Camilli.
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