Curiosità

Label diversité

Un'etichetta per le differenze

di  Gianni Petiti

25.05.2010

Libertà, Fraternità, Uguaglianza. E Diversità. La Francia ha aggiunto un pilastro a sostenere la sua bicentenaria storia repubblicana e ha deciso, per decreto, di premiare con un marchio le imprese, pubbliche e private, grandi e piccole, che promuovono la diversità nella gestione delle risorse umane, nel reclutamento e nello sviluppo delle carriere. A dire il vero, i principi su cui si fonda lo stato francese sono sempre tre, ma è necessario che la loro applicazione pratica sappia coniugarsi con i tempi e lo sviluppo della società. In un lungo discorso pronunciato il 17 dicembre 2008 all’École

Polytechnique di Parigi, il Presidente Sarkozy ha spiegato la sua visione dell’Uguaglianza, che oggi si deve intendere come uguaglianza di opportunità, soprattutto nei campi dell’educazione e del lavoro. Se la Repubblica non deve essere un dogma, ma un progetto di società, è necessario, sostiene Sarkozy “che la diversità, che sta alla base del Paese, debba essere illustrata anche dalla testa del Paese”. Cioè bisogna che il mondo del lavoro sia accessibile anche a chi rischia di essere discriminato per origine, età, disabilità, sesso, orientamento sessuale, religione, impegno sindacale o mutualistico, opinioni politiche.

Uno degli strumenti che la Repubblica si è data per favorire questo approccio positivo alla differenza nel lavoro è, appunto, il “Marchio Diversità”. Si tratta di un’etichetta che una società di certificazione, la AFNOR, attribuisce per conto dello Stato alle

imprese virtuose, dopo un lungo processo di audit dei sistemi di reclutamento e di avanzamento della carriera. Il marchio non è imposto, ma richiesto dalle società che intendono certificare la loro posizione rispetto alla valorizzazione delle differenze. La

valutazione dell’impresa avviene sulla base di cinque criteri: la situazione della diversità all’interno dell’organismo; un esame della politica aziendale rispetto a questa problematica; quanto la società fa in materia di comunicazione interna, formazione e sensibilizzazione; la considerazione della diversità nelle attività

aziendali; valutazione e linee guida per migliorare il percorso verso la diversità. Per facilitare l’accesso al marchio da parte delle piccole e medie imprese, i criteri sono suddivisi in due gruppi, a seconda del numero di dipendenti. Il particolare

valore del “Label Diversité” sta nell’impegno governativo e nel coinvolgimento, all’interno della Commissione di certificazione (che si pronuncia sull’analisi presentata dall’AFNOR), dei principali soggetti istituzionali del mondo del lavoro. Si

tratta dello Stato, attraverso i Ministeri dell’integrazione, dell’impiego, del lavoro e delle relazioni sociali, della funzione pubblica e delle politiche urbane, delle maggiori

organizzazioni sindacali, delle associazioni degli imprenditori e dell’Associazione nazionale dei direttori delle Risorse Umane. I membri di questa commissione sono la prova di un impegno a tutto campo nei confronti della diversità e confermano la coerenza del marchio rispetto alle effettive politiche dell’azienda. Naturalmente, il marchio non dura per sempre e non tutte le imprese che lo hanno chiesto lo hanno ottenuto. Il box qui accanto mostra qualche dato: in poco più di un anno

di lavoro, sono state certificate 87 strutture, che impiegano più di mezzo milione di lavoratori. Significa che, rispetto alla diversità, almeno 500 mila francesi non sono discriminati nell’accesso all’impiego e nella carriera. Nel 2010 decine di

altre imprese stanno seguendo la procedura di valutazione e il Governo francese sta guardando anche oltre confine. La materia è di grande interesse per l’UE, anche se è responsabilità degli Stati membri impegnarsi in un percorso formale contro la discriminazione. Sebbene i principi siano de decenni scritti a chiare lettere nelle Carte costituzionali, altro è promuovere una certificazione ufficiale, che obbliga le imprese e le Pubbliche Amministrazioni a praticare una politica concreta di

valorizzazione della diversità. Ma l’assetto comunitario, che punta molto sullo scambio delle cosiddette buone pratiche, può essere uno stimolo alla condivisione della visione di Sarkozy che, per quanto presidenziale, è piuttosto ovvia.

articolo pubblicato sul numero 13  di Maggio   2010


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