IL CENTAURO E LA STELLA
di
Gianpaolo Donà
24.03.2009 Allo sfrecciare di quel bolide che gli passò davanti, che appena, appena fece in tempo a vederlo, tanto era velocissimo, Roberto ebbe un brivido talmente forte e travolgente da imprimergli un’emozione così profonda come il sentire la forza di una scossa elettrica da trapassarlo dalla schiena in giù. -Accidenti che moto!... -pensò- che bolide!!... potessi averla io… e invece… maledizione alla miseria!!- esclamò in modo stizzito tra sé e sé, contemporaneamente dando un rabbioso e potente calcio ad una lattina di birra che gli si parò davanti, mandandola a sbattere contro un manifesto pubblicitario situato all’incrocio di un vicino semaforo. -Che bella moto!... e che rombo!!- pensava inebriato e divertito. Era come udire una selvaggia e rabbiosa irruenza di una pantera nera che esce dal folto della giungla pronta ad aggredire e divorare la preda prefissata. Gli venne in mente poi Valentino Rossi. Il dottore, il fenomeno, il mito di quei bolidi a due ruote che tutti vorrebbero imitare.
- Sì, Valentino Rossi!... ma quando mai io divento uno come Valentino Rossi!... di questo passo… figuriamoci!!... non ho i soldi neanche per acquistare uno sgangherato triciclo del cazzo cinese, né uno straccio di bicicletta con le gomme a terra, figuriamoci un gingillo del genere!... figuriamoci se uno come me può possedere una moto così. Quella meravigliosa “bestia” di bolide che risponde al nome di Honda, Ducati o Yamaha!! Ma quando mai potrò averla! Anche se mi piacerebbe…
Giusto se vado a fare una rapina in banca! Sì... una rapina…! Testa di cazzo come mi ritrovo è sicurissimo che m’arrestano ancora prima di uscire di casa!!
Beati i figli di papà! quelli si che fanno la bella vita, mi pare di sentirli: - Babbo, babbino, papino… e dai… me la compri quella bella moto?
Ti ricordi? Me l’avevi promesso se facevo il buono, il diligente… e su... dai! fai il bravo. Ti giuro che non la spingo troppo forte. Che vado ad un’andatura equilibrata! Andrò pianino pianino-. Dentro di sé s’illude di avere la stoffa di un asso.
Appena la spinge un po’ oltre se la fa sotto. Mio padre invece: eccome no!... è carico di soldi! È azionista di maggioranza della Banca d’Italia… in ribasso. Cioè, senza doverlo offendere, uno dei tanti morti di fame che sbarcano il lunario come possono. Io poi, in quel bar... dove mi fanno lavorare tre giorni si e quattro no, sto facendo dei passi da gigante! Con quella miseria che mi danno, sai che ci faccio!
Speravo di contare almeno sulle mance. T’arriva uno: - Un caffé – te lo dice pure in malo modo. Se poi, un altro ti dà la mancia, ti tintinna li sul bancone tre o cinque centesimi di euro esibendoli come se fossero pepite d’oro! Sai dove gliele metterei io quelle preziose pepite?!...meglio pensare ad un altro va, sennò mi incazzo come una bestia e mi rovino la giornata-. Ma anche non volendo il discorso prosegue.
- Ma allora? Che vivere è questo? Solo lavorare, penare, lavorare per poco o niente, per delle briciole? Ti vedi certi tipi in giro tutti allegretti e pimpanti che sembrano l’immagine o il manifesto vivente della felicità in persona, con dei sorrisi così smaglianti simili alla pubblicità: bimbi belli e felici ovomaltina!!
E che ragazze sfoggiano certi stronzi… magari hanno una faccia da cazzo e un fisico da tricheco sottosviluppato. E come si appiccicano a loro quelle squinzie smorfiose.
Ma che ci avranno di speciale dico io? Boh!!... io non sarò un adone, ma insomma... neanche un rottame da buttare via!
E poi… già ora che mi viene in mente... ci sarebbe quella che abita sotto di me… Rossella...però, che carina Rossella, con quel visetto... E che bei occhioni neri che c’ha! Quando mi guarda mi mette kappaò! a proposito: sembra che da un po’ di tempo quando la incontro per le scale, non si giri più da un’altra parte come faceva prima. L’altra mattina m’ha salutato pure! Lei per prima: - Ciao Robbé...- con quel sorriso... cavolo! E chi se l’aspettava? Tempo fa neanche mi degnava di uno sguardo. Sembrava facesse di tutto per evitarmi. Che sarà mai sto cambiamento? Gnente gnente fosse che tutto d’un tratto sono diventato importante? Mah?-. Bruscamente sentì una mano posarsi su una spalla distogliendolo dai suoi pensieri. Era Giggi er sola. Un paraculo de gnente!!- Capirai… guarda un po’ chi c’è - pensò – mo’ questo me viene pure a cercà... meno che lo vedo mejo sto. È più che salutare stare alla larga da certi tipi. Se potessero farebbero di tutto per fregarti… me sta pure vicino de casa, frequenta certi individui che il loro motto “vado su e giù a Regina Coeli” sembra che ce l’hanno scritto in fronte…- Oh, ciao Giggi -. - A Robbè, nun ce pensà… t’ho visto, sa’!- ghignò facendo un sorriso di sghimbescio- come godevi a vedè sfreccià quel bolide a tutta birra... bella moto! Te piacerebbe averla eh??-. -Vedi un po’, a chi nun piacerebbe?-.
-Già… ma quella costa... noi ce la potemo solo che sognà, eh Robbè?.- L’hai detto, per noi è solo un sogno, e ho paura che rimarrà tale...per uno come me non basta na vita per pagarla. Sempre che ce possa riuscì…-. - Mah… nun è detto, nun è detto… te posso di na cosa?-. - E dilla, dilla -.-Vedi la vita è come una ruota: una volta gira in un modo, l’altra l’incontrario. Me spiego meglio: pò esse che ora tu te c’addanni perché te va tutto storto e non riesci a realizzare quello che vorresti.
(fine prima parte - segue nel prossimo numero)
articolo pubblicato sul numero 3 di Luglio 2007
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