Inviati di strada

ENZO MUSICISTA

di  Fernando Catena

24.03.2009

Come ti chiami e di dove sei?

Mi chiamo Enzo Campa e sono di Roma.

Hai una chitarra con te… cosa suoni?

Io faccio musica da camera, ma sono anche un cantautore: ho fatto 4 dischi che sono andati anche molto bene. In passato ho suonato anche hard rock.

Quando hai cominciato ad esibirti per strada?

Ho cominciato a suonare per strada nel ’78 e non c’era nessuno a Piazza Navona. Io sono l’artista di strada più anziano di questa piazza. Ho sempre avuto una mia idea dell’artista di strada. Artista di strada è chi crea qualcosa dal nulla e con originalità si esprime di fronte a passanti e turisti.

Quando suoni di solito?

Ci sono degli orari in cui è possibile suonare, siamo una categoria perseguitata perché tutti i giorni abbiamo liti con i vigili. L’ artista di strada viene sfavorito dalla legge che non permette di suonare in orari importanti. A piazza di Spagna, via Fratina, Pantheon, Campo de’ fiori e Trastevere non si può più suonare e li mandano tutti fuori, gli artisti, così vengono qui e la piazza si è sovraffollata. Tra noi artisti di strada cerchiamo di organizzarci e rispettarci ma siamo, come detto prima, perseguitati dai vigili.

Quali sono i limiti e i vantaggi di questa professione?

I limiti del tempo, le stagioni (se non è stagione turistica devi restare a casa).

La libertà è che scegli quando e dove come e quanto lavorare. Hai la libertà di fare una professione che ti piace, che ti tiene culturalmente impegnato e che è spiritualmente appagante. Si incontrano persone da tutto il mondo e fai ricchezza degli scambi umani.

Tornando indietro cosa cambieresti?

Tornando indietro farei questo ma in modo diverso: studierei musica. Vengo da una famiglia disagiata, sono l’ultimo di nove figli. Ora parlo 5 lingue e suono vari strumenti. Se avessi avuto le possibilità economiche ora sarei tra i grandi musicisti. Sarebbe bello se i miei figli per un paio d’anni facessero il musicista di strada ma non tutta la vita.

Che tipo di persone apprezzano di più la tua musica?

Gli americani. Loro sono quelli che più apprezzano la mia musica, hanno un altro spirito, amano la buona musica.

Hai progetti per il futuro?

Ho in progetto fare tutti gli inni nazionali europei in versione strumentale, sul flamenco come Paco de Lucia.

 

articolo pubblicato sul numero 3  di Luglio   2007


Commenta questo articolo











invia ad un amico |  | Twitter | Delicious | Stampa

Shaker è realizzato grazie anche al contributo della Fondazione Vodafone Italia e delle Ferrovie dello Stato.
É sostenuto in particolare da: Stefano Benni ed il Gruppo Lupo

Copyright © 2010 Shaker, Pensieri senza dimora online - Testata giornalistica online
Autorizzazione del Tribunale Civile di Roma n. 348/2010 del 05/08/2010
Direttore Responsabile: Alessandro Radicchi| Editore e proprietà: Europe Consulting, Cooperativa Sociale